Objectfiction
L’esposizione mette in dialogo quattro giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna – Luca Angeloni, Andrea Mirra, Ilaria Pulcini e Marco Sisto – con tre opere della Collezione Ghigi firmate da Giulio Delvé, Jonathan Monk e Mike Nelson. Un dialogo tra generazioni e linguaggi che si sviluppa in collaborazione con la Collezione Ghigi & Kappa-Nöun, l’Accademia di Belle Arti di Bologna e la Cattedra Marinella Paderni, Biennio di Didattica dell’arte e mediazione culturale del patrimonio artistico.
Il titolo, ripreso dalla teorizzazione di Hito Steyerl, unisce object e fiction: non semplice reificazione, ma “reifinzione”, ovvero la possibilità per l’oggetto di farsi narrazione e critica, oltre la sua funzione d’uso. Objectifiction invita così a ripensare il rapporto con gli oggetti quotidiani, mostrando come l’arte possa sottrarli alla logica consumistica e restituire loro nuovi significati, trasformandoli in strumenti di racconto, memoria e resistenza poetica.
La mostra Objectifiction si propone di esplorare le molteplici possibilità dell’oggetto al di là della sua funzione d’uso, trasformandolo in un veicolo di narrazione, critica e finzione.
La produzione standardizzata a livello globale se da un lato ha comportato una maggiore accessibilità ai beni e alla democratizzazione dei consumi, dall’altro ha condotto al consolidamento di una società iper-consumista, che spinge le persone ad acquistare oggetti non necessari e di scarsa qualità, destinati a essere sostituiti in breve tempo. L’obsolescenza programmata ha avuto un ruolo chiave nell’alimentare la cultura del consumo rapido e dell’accumulo, innescando un ciclo continuo di acquisti e sostituzioni. Le logiche strutturali ormai radicate nel nostro modo di abitare il pianeta hanno fatto sì che l’“usa e getta” diventasse la prassi, rendendo quasi inevitabile il desiderio di possedere sempre il nuovo. In questo processo l’oggetto ha perso il suo valore intrinseco; non è più percepito come un bene da curare e preservare, ma è stato ridotto a qualcosa di effimero, la cui durata effettiva è diventata inversamente proporzionale alla velocità con cui può essere prodotto e acquistato.
La mostra invita il pubblico a una riflessione, oggi sempre più necessaria, sul proprio rapporto quotidiano con gli oggetti, dimostrando come l’arte possa scostarsi dalla logica consumistica e aprire nuove possibilità di lettura e interpretazione degli oggetti che ci circondano.






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